mercoledì 27 ottobre 2010

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comunicando

Appare tra gli ultimi interventi nel forum l'annuncio di un nuovo 'foglio' di comunicazione per La Cassa, e di un nuovo sito: entrambi frutto della comunicazione dell'associazione 'La Cassa un paese per tutti'. Mi sembra una buona, una ottima notizia per il nostro paese: la pluralità delle voci non può che essere un vantaggio per tutti. Questo sito ha offerto, e offre tutt'ora, all'associazione i mezzi per esprimersi online in modo autonomo; capisco tuttavia che la voglia di esprimersi...

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Fatti e Orizzonti N.0

E' un ritorno, il primo numero di Fatti e Orizzonti, uscì nel giugno 2002  per promuovere l'azione della lista civica da cui nascerà La Cassa Un Paese Per Tutti ed oggi ritorna con il numero zero, un prototipo. Ripartendo da questo, cercheremo di migliorare nell'informazione ai cittadini su cosa succede a La Cassa, anche con l'aiuto di chiunque abbia voglia di collaborare con noi in qualsiasi modo. Quindi eccoci a presentare il foglio informativo della nostra associazione...

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Convocazione Assemblea dei Soci

E' convocata l'Assemblea dei Soci dell'Associazione "La Cassa Un Paese Per Tutti", trovate il file della convocazione in allegato o sul nuovo sito dell'Associazone

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Ultime volonta' tradite!!! (ovvero Micronido addio... terza parte!)

Qualche mese fa evidenziavamo che il generoso gesto di una nostra concittadina che nel proprio testamento ha lasciato una casa al Comune con un preciso vincolo, rischiava di non venire rispettato.... Leggi tutto nel nuovo sito dell'Associazione "La Cassa Un Paese Per Tutti"

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martedì 26 ottobre 2010

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forum lacassa.net

Postato da diego finellioggi, 15:20

vado fuori tema?

Ma sì, in fin dei conti sono d'accordo, e sposo anche l'invito a non sovrapporre (completamente) il concetto di superficialità e quello di generalizzazione; a pensarci bene è quest'ultimo aspetto che mi da più fastidio (questo non vuol dire che io a mia volta ne sia immune).
Il mio post precedente era più che altro dettato da una reazione (in parte istintiva, superficiale, in parte ragionata) a un atteggiamento, un modo di argomentare (non il tuo in particolare, sia ben chiaro) in cui mi sembra di imbattermi sempre più di frequente e di cui non so bene cosa pensare (se non che mi mette a disagio e di primo acchito non mi piace per nulla).
Il senso delle poche righe che seguono è quindi quello di provare a ragionarci insieme, magari in più di due o tre, mettendo giù qualche idea, qualche opinione: sia superficiali che profonde …

L'atteggiamento a cui mi riferisco potrei riassumerlo in questo modo: io ho un idea sul mondo piuttosto netta, idea che è definita in apposito luogo (questo luogo può essere il testo sacro di una qualche religione, il programma di un partito o di un movimento, la direttiva o le direttive di uno o più leader; cose così); nella mia idea del mondo le persone sono solitamente riconducibili a delle categorie (alcuni esempi in ordine sparso: fedele, infedele, gay, politico, intellettuale, operaio, padrone, comunista, membro della casta, destra, sinistra, cattolico, fondamentalista, eccetera); di conseguenza regolo i miei rapporti con il mondo, in special modo con le persone, in base all'idea e alle categorie di cui sopra.
Fin qui, a pensarci bene, non c'è niente di strano: con le sfumature e gli aggiustamenti del caso (soprattutto riguardo la “nettezza” delle nostre idee) in molti ci possiamo riconoscere in questo atteggiamento (che ci piaccia o no).
Il problema, o almeno quello che a me sembra tale, nasce quando l'applicazione della mia idea è particolarmente rigida e soprattutto quando applico in modo rigido le categorie che mi sono dato, alle persone con cui di volta in volta mi rapporto. Senza entrare nel merito, senza pensare che prima viene la persona e poi la categoria, senza tenere conto che esistono altre idee del mondo e altre categorie e che magari da queste potrei trarre, oltre che ragion d'essere in forma di contrapposizione, anche delle contaminazioni proficue.

Chiudo – per ora – la riflessione con un'ultima considerazione: questo tipo di atteggiamento, di solito, viaggia per slogan, per etichette, per messaggi semplificati e ripetuti: in questo senso forma e sostanza del messaggio sono strettamente connessi e diventa difficile parlare dell'uno ignorando l'altra e viceversa.




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lunedì 25 ottobre 2010

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e invece poi la fatica più grossa è credere di poterci arrivare

Ci sono stata l'altra sera a Varisella; foto non sono risucita molto a farne, la presentazione era al buio, la mia macchina foto non molto all'altezza, l'unica cosa decente è quella che allego, ma non è gran che.   Ciò non toglie che la memoria delle vestigia del passato abbia su di me molto fascino e quindi l'incontro mi abbia lasciato soddisfatta... Abbastanza soddisfatta che ieri sono andata a correre e ho deciso di sconfinare dai soliti percorsi, perchè...

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e invece poi la fatica più grossa è credere di poterci arrivare

Postato da italooggi, 22:57

Ho ricevuto questo testo da Vittoria in risposta alla  richiesta di info e foto sulla serata sul castello di Baratonia e le ho chiesto di poterlo trasformare in articolo per il sito, perche mi sembra un testo molto bello, scritto da chi 'respira' i luoghi.

Di questi luoghi ho aggiunto qualche foto e mi sono chiesto anch'io cosa poteva immaginare chi decideva dove cotruire un castello; ho condiviso e cercato di assimilare la bellissima frase di chiusura: i posti sembrano tanto lontani e irragiungibili e invece poi la fatica più grossa è credere di poterci arrivare.



Grande Vic.

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Postato da Manueloggi, 16:53

Profonde superfici e superficiali profondità

Sicuramente scegliere quell'esempio è stato un errore dal punto di vista della comunicazione, come lo fu la stessa frase generalizzante usata nella discussione su Saramago.
Di fatto continuo a credere che generalizzare sia un buon modo di rendere un'idea o descrivere un fenomeno.
Detto questo voglio precisare che la frase riguardante la TV è inequivocabilmente rivolta al conduttore, il prof. è entrato nel discorso solo per il suo nome anagrammato e palindromo fatto oggetto di ironia a sfondo simbologico.
Ho peraltro specificato come si trattasse di un esempio che non coinvolgeva gli "attori"
Accetto e condivido il richiamo, ma non mi sento di avere commesso il fatto.
Stigmatizzare la superficialità può indubbiamente essere corretto, credo che nella stessa discussione nella quale stiamo agendo ed in molte altre passate vi siano stati livelli molto meno superficiali che non hanno destato alcun interesse, ed altrettante superficialità non sottolineate.
Discuterei anche volentieri di quale differenza passi tra superficialità e generalizzazione e di come, in una matrioska del pensiero, vi siano superfici profonde e profondità superficiali.
Ma qui, come dice Biagio, siamo nell'onanismo intellettuale per il quale ognuno sceglie le immagini più stimolanti per il proprio inconscio. (siamo tutti disposti a dichiarare quali sono?)
Difendo in ultimo il mio diritto alla superficialità nel ritenere, con personalissima ma comunque rispettabile opinione, che il semplice fatto di avere spazi pluriennali in TV sia segno di non avversione e di partecipazione al sistema di informazione (reale oggetto della discussione), per approfondire propongo alcuni nomi come San Toro, Travaglio, Piero Angela, Saviano etc.
Un'ultima annotazione su come la critica della forma ci allontani dalla sostanza.


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sabato 23 ottobre 2010

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Postato da italooggi, 00:17

din don dan

Anch'io sono sensibile alle campane o, meglio, al loro significato e mi fa piacere che il problema venga segnalato su questo sito fatto di persone attente alla vita, e ai tempi, di questo paese.
Gia Mati aveva riportato l'affezione verso quello spilungone del nostro campanile.

Certo, forse alla fine non è così importante che le campane suonino, o no; ma ci sono significati che corrono sottopelle agli umani e che è bello rivangare.
Da sempre le campane sono il suono della comunità: il modo di chiamarla, di renderla attenta al momento, di unirla su un pensiero; che sia lo scadere dell'ora o il ricordo della festa, o della morte di un amico, sempre hanno questa funzione di raccolta.
Non per nulla, la domanda 'per chi suona la campana' è pregna di significato: suona per chiunque la senta.

Qualcuno passa, o ha passato, parte della propria vita, o la vita intera, scandita dai momenti liturgici della giornata; lodi, ora media, vespri e compieta colorano i giorni di donne e uomini con gli occhi dell'anima alzati al cielo.
Prima dell'alba, nelle lodi, i salmi si vestono di luce; l'ora media incarna il fisico nel materiale mentre i vespri raccolgono il senso del giorno e ci introducono alla 'piccola morte' del sonno che nella compieta ci porta a mimare un respiro più grande.
Poco importa che seguiate una liturgia canonica o che gli occhi delle vostre anime usino altre leve per cercare; da che esiste il mondo si alza il sole e cala, ruotano le stagioni, imbiancano i capelli. Indipendentemente dalla liturgia che v'è cara, tanto che leggiate il libro di Giobbe quanto che siate soliti celebrare il momento con una birra fresca allungando le gambe sul divano.

Da che esiste il mondo usiamo momenti importanti del giorno, dell'anno e della vita per allargare gli orizzonti.
Non esiste uomo o donna che non porti incise dentro sè le significanze scandite dal tempo; liberi di ignorarle, liberi di santificarle, liberi di salmodiare,  liberi di alzare un'ode al proprio d(io) di fronte ad un pasto quotidiano o allo spettacolo della cintura di Orione che in questo periodo, a La Cassa, santifica l'alba.

Se poi le campane si rivolgono all'Ave Maria, cioè al femminile (così tanto violentato dalla tradizione cattolica), c'è veramente spazio per farsi illuminare dai rintocchi.

Liberi: questo ci dicono le campane, liberi di usare il tempo come ci pare, dandogli il significato che preferiamo.
Ogni volta che suonano ci ricordano che siamo liberi di fare ciò che vogliamo: ma agendo in questo tempo, in questo luogo.

Ora.






[et labora?]

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Ordine vino da Ferraro Vini

Postato da Laura LaLunga Martinieri, 23:40

Oggi lanciamo un nuovo ordine di vino, ho inserito i dettagli e il nuovo listino prezzi (i prezzi in realtà sono gli stessi dell'utima volta, varia la disponibiltà del vino).

Come ho scritto nell'articolo, il termine ultimo per il ricevimento dei vostri ordini al mio indirizzo martinotti.laura@gmail.com, è il 31 ottobre 2010.

baci e pace

LLL



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Postato da biagiooggi, 13:13

sei già più che esaustivo

Diego, sei già stato più che esaustivo.
Le tue ffermazioni, assolutamente CONDIVISIBILI, sono assiomi.
Come tali nè da dimostrare ...nè da approfondire.
Le condivido.
Le foto della situazione debbono essere chiare e.. non ci sono solo bianco e nero.
No quindi al manicheismo; i buoni non sono tutti da una parte, i cattivi dall'altra.
Poi giustmente bisogna uscire in avanti con PROPOSTE CONCRETE, basate su credenze e valori diversi ...su cui resistere, resistere.
Poi la CONCRETEZZA ...il fare, il fare, anche come esempio.
..il rischio che le buone intenzioni scadano a masturbazioni mentali.


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venerdì 22 ottobre 2010

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giovani piloti lacassesi crescono

 Il 17 Ottobre 2010 Ettore Ventura si è aggiudicato la vittoria nella categoria QX3 (riservata ai giovani piloti fino a 15 anni) del Campionato Italiano Quadcross FMI. Il Campionato si è svolto su sette circuiti, su terra o sabbia, partendo da Lodi sino all' ultima tappa a Marina di Carrara che ha incoronato Ettore come dominatore incontrastato della categoria.  Per tutti i dettagli www.quaddy.it/

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lacassese - borgonuovo

Per la quinta giornata del campionato UISP il programma prevede l'incontro UPS LACASSESE-BORGONUOVO(Settimo T.se).La partita avra' luogo presso il campo comunale di La Cassa-Sport in-alle 14 di Sabato 23/10

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Postato da diego finellioggi, 17:54

d'accordo e no

D'accordo sull'importanza di focalizzare a cosa dobbiamo resistere; meno d'accordo sul metodo: mi sembra un po' pericoloso ascrivere al generico schieramento di forza nemica un soggetto di cui sappiamo poco o nulla.
Intendiamoci, neanche io so molto di Asor Rosa (e di Augias, che peraltro mi è pure un po' antipatico), e non è questo il punto: potrebbe essere davvero chiunque, di destra, di sinistra, di centro. Un professore, un giornalista, uno scrittore, un magistrato, un blogger, un musicista, un impiegato, un commerciante, un impiegato, eccetera. E' il concetto che mi disturba: non importa chi tu sia, ma se sei andato a parlare in TV, sei da contrastare, da combattere.

Provo ad allargare la visuale: tra le cose da fare per "resistere" io credo ci sia quella di esercitare il diritto di critica (di protesta, di dissenso, di opposizione), che può essere efficace solo se si accompagna al dovere di approfondire. Fino a qui siamo d'accordo? Siamo d'accordo che per fare resistenza e essere credibili non possiamo essere superficiali?

Fare resistenza senza fare dei distinguo, sparando nel mucchio, rischia di assomigliare allo stesso metodo di quelli a cui dobbiamo resistere. O no?

A questo punto però mi sono avvitato su me stesso, qualcuno mi aiuti a uscire dal loop ... 

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Postato da biagiooggi, 09:07

le campane del mattino

Avrete notato, udito...che da un pò di giorni le campane del mattino, L'AVE MARIA.. per i cattolici, l'inizio della giornata ...lavorativa...comunque, non suonano più.
Un guasto, sicuramente si.
Notizie ?
Possiamo (noi, noi, noi ) fare qualche cosa ?
Pace e amore .. come dice il suono delle campane....

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giovedì 21 ottobre 2010

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Postato da Manueloggi, 22:28

(R)Esistere

Per completare l'analisi di Italo, che facendomi da Traduttore simultaneo ha soffiato sulle braci di un fuoco nato già spento, il tentativo di cambiare prospettiva ha come obiettivo quello di realizzare "a che cosa" si deve resistere. 
Il significato di resistere può e deve mutare radicalmente in base alla forza alla quale ci si deve opporre.
Sfruttando la risposta al tuo post come esempio, il prof. Anagramma Floreale, con rispetto parlando perche so poco nulla di lui, è probabilmente parte integrante di quella cosa alla quale dovremmo resistere. Come probabilmente lo è Il conduttore semplicemente in quanto parte della TV (perchè sarebbe lì altrimenti?).
Nessun Attacco nè alla tua citazione nè all'Anagramma.



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